Io adesso voglio scassare, voglio rompere, voglio distruggere. Voglio dare pugni in un muro fino a farlmi sanguinare le mani. Voglio litigare. Voglio prendere a calci qualcuno, dargliene così tante da ucciderlo. Ecco, io adesso voglio uccidere. Voglio togliere la vita, gliela voglio cavare di bocca a forza di ginocchiate nei coglioni. Finalmente capisco perché la gente uccide, capisco cosa muove un gesto così definitivo, capisco che non è mai colpa di chi uccide, non razionalmente, perché un assassino pensa sempre di reagire a un torto subito, e cieco di rabbia affonda i denti nel collo. “E mi dica, mentre compiva quel terribile gesto, non pensava alle conseguenze?” Le conseguenze? Quali conseguenze? Che vui che mi importi delle conseguenze, manco so cosa sono le conseguenze. Io uccido per istinto di autoconservazione, perché l’ alternativa sarebbe dare testate nel muro, per cacciare via i ricordi sublimi e penosi insieme al sangue che mi scorre fuori dalle orecchie.

La carezza della sua pelle nuda, quel suo sorriso lì nel mio letto che era tutto per me, il sudore dei nostri corpi perfettamente in accordo.

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