Si dice che i gatti hanno una memoria episodica e un senso del tempo diverso da quello umano. Si dice che quando esco di casa, per la mia gatta è lo stesso se torno dopo un’ ora o dopo un’ intera giornata. Studi di noti scienziati sostengono che i gatti non sono in grado di risalire al momento del passato in cui un evento è capitato, poiché non hanno un vero e proprio senso dello scorrere del tempo. Sono bloccati nel tempo, senza una specifica percezione del passato e del futuro. 

Se a questo aggiungiamo che il gatto è un animale il cui addomesticamento è relativamente recente (e nel caso del mio gatto la relatività è ancora più stringente), e che non ha una struttura gerarchica forte come quella dei cani - il che comporta che la mia gatta non mi considera il suo capobranco, ma al massimo un amico con cui andare a bere un sanbittèr accompagnato da croccantini in una ciotola a parte - possiamo capire come il senso di abbandono sia in fondo un sentimento molto poco felino.

La mia gatta, se io decidessi di sbarazzarmene, si sentirebbe triste solo fino all’ incontro con un nuovo umano che le lasciasse due volte al giorno gli avanzi del pranzo e della cena.

Io, viceversa, non sono un gatto.

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