Ho sognato. Ho sognato di far parte di una di quelle spedizioni militari da film d’ azione. Eravamo in tre: Raffaele, Michele ed Io. In una caverna scura venivamo attaccati da un ragno grande come una vacca sacra che feriva malamente Michele ad una gamba, Raffaele appena qualche ammaccatura, io niente, non un graffio. “Ma morirete a breve”, dice il  ragno (che parla), “voi siete il mio cibo”. Michele ha l’ anca spaccata,  probabilmente sta andando tutto in cancrena, chiedo al ragno di poterlo finire io, non voglio che soffra così. Raccolgo una specie di machete e gli do il colpo di grazia. Siccome è un sogno, ci sono due computer collegati ad internet nella grotta, uno ha la tastiera tutta scombinata, i tasti fuori posto, e il ragno mi permette di usarlo per scrivere una e-mail ai miei familiari; è una lettera straziante, in cui li saluto, gli racconto quello che è successo, di come siamo finiti laggiù, del ragno, di Michele che è già morto e di noi che moriremo tra poco. Gli dico che in fondo non ho paura di morire perché ho vissuto una bella vita anche grazie a loro, che non ho rimpianti ma che mi rincresce.

E poi gli chiedo di cercarti per dirti che il mio ultimo pensiero prima di morire sei stata tu.

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